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Interessanti iniziative di co-progettazione estemporanea sono le jam di design, una delle quali si i è tenuta a livello mondiale il 27 e 28 febbraio ed il 3 marzo 2015.

Nulla da togliere al modo di fare che conosciamo, la progettazione tradizionale, quanto meno  nei modi, il che non vuol dire “superata”però si può fare diversamente, con arricchimento reciproco e miglioramento del prodotto finale.

Già il consueto modo di fare si confronta e scontra con la multi-disciplinarietà, richiedendo necessariamente che allo stesso progetto lavorino specialisti di diversi -ed a volte molti- settori, anche se quanto meno nei lavori non troppo importanti vi è un sorta di compartimentazione stagna tra i diversi operatori.

Nella jam design no, squadre di persone eterogenee applicano le proprie competenze, ascoltano i punti di vista dell’altro, ed insieme scelgono che fare, lo fanno e lo modificano di continuo, fino al prodotto finale.

L’esperienza appena svolta ha visto l’incrocio tra designer e non-designer, messo insieme progettisti “classici” quali l’architetto (!) e/o il designer di prodotto con chi progetta moda, interazioni, strategie comunicative e naturalmente chi fa tutt’altro.

I risultati sono assolutamente freschi, non stereotipati. Non si tratta di voler essere originali a tutti i costi ma di ammettere l’altro da sè –facile a dirsi, meno a farsi- per affrontare il problema secondo diversi approcci e dargli soluzione operando con occhi nuovi, quelli dell’altro!

 

autore: Massimo Meneghin

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