spieghiamo perché è necessario regolare la pressione di esercizio degli acquedotti

E vengo a dare spiegazione delle tre affermazioni appena delineate.

La dissipazione di pubblico denaro in quantità cosi rilevante da non trovare alcuna una spiegazione plausibile è dovuto ad una enorme dispersione della preziosa e sempre più rara acqua potabile. E’ ben noto come gli acquedotti italiani disperdano nel terreno ben il 50% dell’ acqua da loro stessi prodotta. Tanto per fare un paragone calzante sarebbe come se un oste nella sua cantina avesse le botti che lasciano cadere per terra oltre la metà del vino che contengono e che lo stesso oste assistesse inerme a questo disastro. L’operazione che si vorrebbe qui proporre è quella di dare una mano a quell’oste poco capace ricuperando buona parte del vino disperso e facendo riconoscere quale compenso a noi spettante soltanto una parte dell’ economia che l’oste realizza grazie al ricupero del vino. Si intuiscono facilmente i vantaggi di una operazione del genere: compiere un utile lavoro senza alcuna spesa per l’ oste.

Uscendo dalla metafora questa la situazione reale.

Gli acquedotti italiani, che per oltre il 90% sono gestiti da enti pubblici, come ripetuto disperdono nel terreno oltre la metà dell’acqua da essi stessi prodotta. Sono evidenti i danni soprattutto in questi tempi di elevati costi dell’energia e del personale necessari per far funzionare gli acquedotti e per captare gli ingenti maggiori volumi d’acqua potabile.

 

continua in: Ragioniamo sullo stato dell’arte della regolazione della pressione di esercizio degli acquedotti

 

autore della regolazione dell: Marcello Meneghin

http://tuttoacquedotti.it

http://altratecnica.it

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