arrediamo la nostra casa

 

Sappiamo tutti di cosa parliamo, le case -nostre ed altrui, queste ultime viste di persona o su riviste, televisione, cinema, cataloghi, ecc.- sono piene di oggetti, che si chiamano mobili ma stanno fermi, e questi, forse più di ogni altra cosa, con l’eccezione del vestiario, ci parlano di chi ne usufruisce.

Inutile ripetere che non si può non comunicare, pure lo stare zitti ci parla!

E quindi? Vedere, anzi guardare (e per traslazione progettare), gli arredi può consentire analisi assai sofisticate degli abitanti (cioè di noi stessi) ma senza arrivare a tanto potremmo limitarci ad affrontare, brevemente, il modo in cui ci rapportiamo all’azione di arredare casa.

Diverse sono le modalità di approccio, di certo soggiacenti ad esigenze imprescindibili, quali il costo, ma spesso in modo inferiore a quanto sembrerebbe in prima battuta,

Tentando una sorta di tassonomia o classificazione dell’homo arredantis potremmo riempire alcune schede partendo dagli estremi: da una parte chi cerca il meglio del meglio, tanto da non fidarsi nemmeno di se stesso e la casa la fa arredare da uno specialista (che magari arreda tutto in arancio, colore che alla moglie provoca l’itterizia…), dall’altra chi fa tutto da se, perché tutto sa, vuoi che non sappia qual’è l’arredo perfetto? (in questo caso cerca conferma dagli ospiti, come se chi viene in casa a cena fosse pronto a dire che non ha mai visto cose più assurde…).

Arrediamo casa: ennesimo caso del famigerato in media stat virtus?

 

autore: Massimo Meneghin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial