vendiamo la nostra casa

 

Oggi è (quasi) tutto in vendita. Il nostro vendo casa” non è l’unico, anzi, tutti vendono e nessuno compera,

Se è vero che il prezzo di scambio è dato dal punto di incontro tra la domanda e l’offerta lo stesso valore non può che scendere rispetto a quanto ritenevamo valido fino a poco tempo fa.

Ma chi può accettare di rivendere un immobile a prezzo inferiore di quello pagato? Idem nel caso degli investimenti immobiliari, che si rivelano poco redditizi se non in perdita. Il risultato indotto è che chi può fugge dal mercato delle costruzioni, vengono ridotti gli investimenti, gli scambi si contraggono ed il settore, vitale fino a ieri, diviene asfittico.

Oggi non riusciamo a rassegnarci a ritenere che il bene rifugio per eccellenza non sia più tale. Chi ha dubbi chieda ai proprietari di immobili locati a chi non paga più l’affitto o a chi dovendo monetizzare l’investimento di una vita ha dovuto accettare importi risibili…

E domani? Non si può escludere che le banche, che hanno montagne di immobili requisiti a chi non ha pagato le rate dei mutui o comunque non saldato i debiti contratti, e lo stato, possessore di patrimoni immobiliari immensi e di obbligazioni paragonabili, decidano di mettere in vendita parte dei fabbricati, aumentando la corsa al ribasso.

Concludendo e premesso che chi non ha alternative per definizione non ha scelta, due sono le scuole di pensiero che vanno per la maggiore tra chi ha immobili da vendere; liberarsi comunque dei fabbricati, temendo una ulteriore svalutazione che si andrebbe a sommare al certo aumento di canoni ed imposte, o aspettare che le cose cambino, non si sa né il come né il perché, in meglio. La prima di queste figure ricorda in un certo senso quelli che comprano in borsa le azioni al loro apice per rivenderle quando non sopportano più lo scendere quotidiano, consolidando la perdita, mentre l’altra somiglia a coloro che raccontano fatti cui non crede nessuno, salvo loro stessi, evidentemente nel vano tentativo di illudersi.

 

autore: Massimo Meneghin

2 pensieri su “Vendiamo la nostra casa

  • novembre 22, 2017 alle 9:54 am
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    Massimo, quello che dici tu è sacrosanto perché è la verità del momento. Però lascia che i vecchi come me restino del loro parere che, evidentemente inadeguato ai tempi attuali, è il seguente.
    Io credo che il mattone non perda mai la sua caratteristica di bene rifugio. Durante la mia, per fortuna, lunga vita ho attraversato altri periodi di economia simile a quella attuale, pur se molto meno gravi. Anche allora si diceva gli immobili avevano perso tutto il loro valore. Invece sono tornati a brillare. Io credo che il problema sia quello di riuscire a sopravvivere, senza svendere gli immobili, per tutto il tempo necessario. Tu mi dirai che il tempo necessario per superare questa eccezionale crisi è senza fine perché non si intravvedono possibilità di alcun genere, nessuna luce si intravvede in fondo alla galleria, anzi la galleria è infinitamente lunga.
    Lasciami mantenere il mio fiducioso parere e sostenere un altro assurdo: questo sarebbe il momento non di vendere ma di comprare immobili validi a prezzi bassissimi e poi stare ad aspettare. Lo so è pura illusione, ti prego però di lasciarmela, la mia illusione.
    Marcello

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  • novembre 22, 2017 alle 4:56 pm
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    Cartelli che sbiadiscono…
    Dove vivo, é già qualche anno che, nei punti focali obbligati come incroci, curve e quant’altro, l’occhio incontra i proliferanti e colorati cartelli del “Vendesi” da parte delle Agenzie Immobiliari (a tal proposito, molte, formatesi in questi anni di crisi, hanno già chiuso a favore di negozi cinesi e mercatini dell’usato). Emblematico é il caso di una bella villetta, immersa in un micro parco, di due piani: il secondo, con balconcino chiuso a colonnato, ristretto al primo con porticato… un doppio tetto, insomma… Bene, chi é ben informato, mi ha detto che era in vendita ad 800.000 €, cifra ridottasi drasticamente dopo pochi anni a soli 500.000… praticamente quasi la metà!
    Ed adesso, anche la Provincia si é messa a vendere! Nel caso specifico, un ex magazzino degli attrezzi a due piani (NON casello) di una linea ferroviaria in disuso! Carino, ma terribilmente poco fruibile!
    Ed é veramente triste vedere questi cartelli sbiadire al sole e contorcersi su sé stessi, prima di essere rimossi dallo sconsolato proprietario.

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