progettare l'immagine

 

La nostra è la civiltà dell’immagine, lo sappiamo da tempo. Ci siamo adeguati, ne abbiamo sfruttato gli aspetti più ludici e da subito quelli fin troppo superficiali.

Se siamo semplici persone la cosa si limita all’aspetto esteriore -auto compresa, è ovvio- ma quando si tratta di attività, aziende, artigiani, professionisti, associazioni, enti o simili la cosa si complica.

Una ditta, infatti, non si mostra e dimostra solo con i propri prodotti, i quali peraltro sono di nuovo soggetti alla stessa problematica. Magari! Anni fa abbiamo assistito al proliferare dei grafici nuovo mestiere che nasce da questa esigenza ed ha proprio questo scopo. Ogni azienda perciò deve dotarsi di un proprio logo e coordinare la propria immagine, per essere riconosciuta. Che altro?

Oggi c’è internet, tutto viene amplificato. Non c’è aspetto che non passi di lì, anzi di qui!, e se prima dovevamo entrare in contatto con persone, prodotti ed aziende per averne la visibilità, e se poi passivamente ne vedevamo la reclame, così allora chiamavamo la pubblicità, forse per pudore, qui e ora l’interazione on line ha modificato tutto, e non è chiaro cosa ci riservi il futuro alle porte.

Siamo tutti volenti o nolenti on line, a vedere e a farsi vedere, a mostrare ed a mostrarsi. Come si può evitare di progettare l’immagine?

Nel caso, ecco alcuni spunti:

  1. immagine coordinata (e altro),
  2. ripensare il logo,
  3. fare personal branding,
  4. attivi sui social network,
  5. orientare la reputazione online.

 

autore: Massimo Meneghin

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