immagine coordinata (e altro)

 

E se l’immagine coordinata fosse finita, un concetto del tutto superato?

Chi non ricorda o non ha notato come le aziende marchino se stesse ed i propri prodotti al fine di renderli riconoscibili? Dalle mutande dello stilista (con il logo che più grande non si può) al pc firmato dalla casa automobilistica che ha vinto il campionato di formula 1 (ma sarà davvero più veloce degli altri?).

Oggi, in un periodo in cui si stampa poco e si potrebbe stampare ancor meno, in cui la nostra carta intestata è un modello di file nel programma di videoscrittura –termine che peraltro nemmeno si usa più- e che come tale potrebbe essere ogni volta diverso, esattamente come vi sono tipografie on line che ci mandano mille biglietti da visita tutti diversi…, ha ancora senso pensare ad un manuale di immagine coordinata, specie se la nostra produzione è di pochi pezzi?

Serve un cambio di passo, ripensare il proprio modo di proporsi. Ben vengano la carta intestata ed il logo ma non bastano. Anche senza arrivare alla totale demolizione del principio un ragionamento deve essere svolto: è l’immagine coordinata pensata dal grafico a decidere l’attività dell’azienda, quanto meno nell’aspetto esteriore, o è il contrario? Sono pronto a scommette che se l’azienda, che è quello che è, decidesse di mostrarsi “sinceramente” ne avrebbe solo da guadagnare, esattamente come certi locali per la ristorazione, che finché restano autentici sono apprezzati ma quando provano a fare il salto di qualità…

 

autore: Massimo Meneghin

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