progettarsi sui social network

Anche quelle “schede” che ci rappresentano online, sui social network, non dovrebbero essere una semplice accozzaglia di ciò che per primo ci passa per la mente, come invece si riscontra in molti casi.

I profili, questo il loro nome, ci presentano a chi ci legge, amico o meno che sia, serve aggiungere altro?

Trascuriamo la goliardia, le amicizie più o meno sentite, che hanno proprie regole, ma nel mondo del lavoro e di ciò che gli gira intorno cosa succede? Come pensiamo che si comportino i recruiter, cioè i reclutatori, quando esaminano le nostre richieste di collaborazione o magari di assunzione se non vedere come appariamo online?

Un tempo si riteneva che una buona presenza, a cominciare dal vestito “buono”, fosse un bel modo di presentarsi e fare la famosa prima buona impressíoneOggi invece il primo incontro di persona è una cosa diversa, ci si incrocia dopo essersi già fatti una reciproca pre-conoscenza in rete, cercando conferme e smentite.

Letteralmente siamo di fronte a pre-giudizi, e come affermano tutti gli studiosi ed esperti in materia partire male, dando di sé una cattiva impressione, è quasi impossibile da rimontare, anche perchè non si tratta certo di un’impresa sportiva.

Come possiamo quindi trascurare di progettare profili social, specie se sono i nostri?

Tra i social network più diffusi ricordiamo le principali categorie:

  1. social generalisti, quelli non specializzati, possono servire a passare il tempo (!) oppure essere in grado di fare tutto, senza alcuna specializzazione,
  2. social per il lavoro, dove perciò si punta -se così si può dire, alla concretezza,
  3. social per le immagini, perché ormai il rapporto tra testi e immagini si è invertito,
  4. social per i video, in costante ascesa, raccolgono semplicemente tutto, serio e non,
  5. social per le presentazioni, in cui sono raccolte le slide presentate a convegni e conferenze,
  6. social per i luoghi, qui si leggono e si inseriscono consigli e commenti specifici sul singolo posto.

Diamoci da fare!

 

autore: Massimo Meneghin

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