Progettare gli interni è pensare a quello che più viviamo  da vicino…

Se posso riporto la storiella sul “povero ricco“, chi è costui? Una persona ricca, perché può permettersi molto, ad esempio la casa progettata dall’architetto o dall’arredatore di grido. Ma perché anche povero? E’ ovvio, perché chi gli ha progettato la casa lo ha fatto per intero, prevedendo tutto senza lasciargli alcuno spazio, bravo no? Anzi bravi entrambi…

Ma allora quale può essere il problema di costui, cioè di chi ha tutto se non di più? Supersemplice, questo ricco è anche povero perché la moglie gli ha regalato le pantofole ma queste non sono conformi al progetto dell’arredamento e quindi non possono essere utilizzate…

Il che significa che chi ha molto, forse troppo, si è dato la regola di sottoporsi in modo ferreo ad una volontà esterna che lo imbriglia completamente: masochismo?

Ecco la domandina finale: meglio vivere in uno spazio d’autore, bello, perfetto ma asettico (perché i microbi altrui non valgono) o in qualcosa di mio/nostro, sicuramente limitato ma che mi/ci rappresenta e soprattutto consente di vivere in un modo concreto (sono/siamo quello che sono/siamo), è un problema di autenticità.

Se ci guardiamo intorno la risposta che va per la maggiore è evidente ed incontrovertibile, dobbiamo apparire, non solo in casa (basta guardare in strada le auto e le moto sportive, la cui scomodità fa il paio con le prestazioni, acquistate da chi non sa guidare e le usa solo per andare al bar ad ostentarle). Di certo si avrebbe un certo vantaggio nel ricorrere a qualche esperto del settore, ennesimo caso che dimostra l’importanza, anche nel progetto dell’arredamento, della progettazione condivisa.

 

autore: Massimo Meneghin

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