facciamo la visura catastale della nostra casa

 

I beni registrati sono soggetti a tassazione, i fabbricati ancora di più.

In genere la tassazione avviene su dati propri del fabbricato -potrebbe essere ad esempio la superficie di pavimento- o degli utilizzatori -il più classico è il numero degli abitanti- ma molto avviene sulla base della rendita catastale.

Quest’ultima è il valore attribuito dall’ente preposto, un tempo chiamato catasto, poi Agenzia del Territorio, ora confluita nell’Agenzia Entrate, ai terreni ed ai fabbricati sulla base di alcuni parametri, che si vorrebbero oggettivi: sostanzialmente è il prodotto tra qualità e quantità a fornire il dato richiesto.

Ad ogni edificio viene attribuita una classe qualitativa sulla base della quale ogni unità (di superficie o di vano) viene ritenuto capace di produrre un certo reddito, più o meno alto, che moltiplicato per il numero di metriquadri o di vani stabilisce la capacità di produzione di reddito che, per quanto assolutamente astratta, viene utilizzata quale base per le imposte.

In questa sede non interessa disquisire sui limiti della valutazione a vano -ovviamente ognuno di superficie diversa- o del mancato riferimento ad altri parametri, compresi quelli utilizzati per stabilire davvero il valore del fabbricato sul mercato (il piano ad esempio, la posizione, l’illuminamento, l’affaccio, ecc.), qui si vuole solo sottolineare l’importanza di conoscere questo dato, conservato dagli uffici preposti e riportato nei documenti ufficiali, dal contratto di compravendita in poi.

E se non lo abbiamo? Dobbiamo fare quella che si dice visura. Le strade sono più d’una: recarsi nell’ufficio provinciale dell’Agenzia Entrate, presso uno Sportello Amico di Poste Italiane, affidarsi ad un professionista o ad un’agenzia del settore, infine cercare in rete. Il sito dell’Agenzia Entrate consente, infatti, ad ogni proprietario di verificare gratuitamente e comodamente -ma non troppo- i dati dei propri beni, cosa che è consigliabile comunque fare e con una certa frequenza, visto che potrebbero essere stati cambiati d’ufficio.

 

autore: Massimo Meneghin

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