la demolizione è uno degli interventi da considerare, specie in presenza degli ecomostri

 

C’è un’ area edificabile: costruiamoci sopra! Abbiamo un’area agricola: edifichiamoci un annesso rustico! L’area è inedificabile: chiediamo la variante al piano! L’edificio esiste: ampliamolo, quanto meno sopraeleviamolo!

Costruire, costruire e ancora costruire, aggiungere, modificare, possibilmente raddoppiare, al massimo ri-costruire, meglio se più grande: la demolizione come ultimo tabù?

Qual’è il senso di mantenere fabbricati o loro parti di nessun pregio, spesso inutilizzati perché inutilizzabili, situati in aree non appetibili per nessuno e quindi solo fonti di preoccupazioni ed imposte?

Almeno sul risultato non dovrebbero esserci dubbi: l’ambiente è stato deturpato, viviamo in città, paesi, paesini ma anche semplici agglomerati di bassissima qualità, frutto della somma del lasciar fare, che secondo qualcuno vuol dire che siamo liberi, alla incapacità di governo della cosa pubblica.

E allora? Due le possibilità: smettere di lamentarsi ed accettare questo stato di cose, lodando il vicino che ha fatto cose orribili come le nostre, oppure agire, pensare a come potrà essere lo spazio in cui vivremo domani e dopodomani e cominciare a demolire.

Riuscite a vedere le coste, le golene dei fiumi, le aree protette e belle in genere liberate dagli orrendi edifici? Ma lo stesso vale per le aree industriali dismesse, per le zone residenziali più o meno abbandonate, e quindi per le periferie (e per i centri che non sono tali) dove sono presenti fabbricati che consumano moltissimo, sono a rischio di crollo, non testimoniano alcunché se non gli errori del passato, da cui non riusciamo a liberarci.

E poi? Ovvio, le aree di pregio si inizia il ripristino, per le altre un nuovo pensiero in diverso ruolo, non necessariamente ri-edificate, non la fredda pianificazione urbanistica che abbiamo conosciuto, fatta di indici di zona e norme astratte il cui risultato è sotto gli occhi di tutti, ma progetti specifici e condivisi per i singoli luoghi, all’insegna della qualità che oggi manca, costruttiva ma soprattutto degli spazi -pubblici e privati- da realizzare, prima, e da abitare poi.

Sembra fantascienza ma non lo è, e dipende solo da noi.

 

autore: Massimo Meneghin

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