la ricostruzione dei fedeli è a volte l'unica cosa da fare

 

Del tutto evidente che parlando di ricostruzione trattiamo della demolizione di quello che c’è per riedificare. Altrettanto ovvio, senza scomodare la filosofia, che due sono i modi possibili: uguale o diverso, oppure, se preferite, la fedele ricostruzione contrapposta a quella infedele, cioè alla costruzione di un fabbricato nuovo a tutti gli effetti, senza relazione alcuna con il vecchio.

La scelta non è scontata come potrebbe sembrare, o forse lo è per i beni storici: la ricostruzione del campanile di San Marco (e in parte pure del teatro La Fenice a Venezia), della basilica di San Francesco ad Assisi ma anche del ponte di Mostar sono avvenute in modo fedele, addirittura ricollocando per quanto possibile le parti recuperate dal crollo.

Sulla ricostruzione “com’era dov’era spesso si sono levate autorevoli voci contrarie, asserendo che non si può imitare il passato, tecnicamente e culturalmente, il che è sicuramente condivisibile ma, a maggior ragione, che senso ha rifare edifici di nessun pregio, anzi deteriori se non detestabili? La spiegazione di solito risiede nella normativa, la riedificazione sul sedime del fabbricato demolito consente di mantenere i diritti della preesistenza, che sarebbero persi in caso di spostamento, mentre la fedele ricostruzione consente di ricorrere alle agevolazioni fiscali, vantaggio che si perderebbe se si ricostruisse “meglio”.

Tutto ciò ha dell’incredibile e dimostra in modo inequivocabile l’importanza delle norme e soprattutto il danno che la cattiva legislazione (nazionale, regionale e comunale) ha fatto e continua a fare. Possiamo arrivare a sostenere che quella della normativa urbanistica in Italia sia la storia di un fallimento, basta guardarsi intorno: edifici, quartieri e città più sono vecchi e più sono interessanti mentre se sono recenti, nella maggior parte dei casi, li troviamo squallidi!

E’ stato normato tutto ma il risultato è che siamo perfino riusciti a realizzare periferie in centro città.

 

autore: Massimo Meneghin

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