gli edifici esistenti hanno bisogno di manutenzione ordinaria

 

Ogni cosa va manutenuta, nulla è eterno ed immutabile ma soprattutto ogni cosa deve essere fatta oggetto di una serie di controlli volti alla verifica della corretta funzionalità nel tempo, se vogliamo si tratta di intervento piccolo ma frequente, volto a scongiurare di doverlo fare in modo più consistente.

Nella legislazione urbanistica si parla di questo tipo di intervento quando si interviene per mantenere in efficienza il fabbricato senza modificarlo nelle parti costitutive, in buona sostanza riparando le finiture e/o gli impianti. Detti interventi, se eseguiti in edifici non vincolati, sono liberalizzati e quindi non soggetti ad autorizzazione.

Nel concreto un passo in avanti dovrebbe però essere fatto, quanto meno a livello teorico. Se l’edificio contemporaneo è in molti aspetti simile ad una macchina perché non confrontarsi con settori più abituati a confrontarsi con la complessità? Dall’industria automobilistica, ad esempio, abbiamo imparato la manutenzione programmata, i cosiddetti tagliandi, da effettuare secondo un programma che considera l’invecchiamento del mezzo, in termini di tempo e di utilizzo. Di sicuro gli impianti installati negli edifici sono macchine, ed anzi alcuni hanno pure i motori, per estensione lo sono pure altre parti, senza scomodare le teorie della “macchina da abitare”.

Ed allora? Non ci resta che cambiare atteggiamento, non l’imprecazione quando qualche intervento deve essere eseguito (dalla lampadina rotta da sostituire alla ripassatura del tetto che perde) ma la programmazione dei controlli che nel tempo devono essere eseguiti per mantenere in efficienza il fabbricato, con il risultato di avere tutto funzionante e di ridurre i costi complessivi.

 

autore: Massimo Meneghin

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